
2026 Tecnica mista – 50 x 100 cm.
Camera da letto. Intimità forzata.
Una donna in intimo viola è seduta su uno sgabello davanti a uno specchio ad arco. Ride. Una risata nera, senza denti, come una bambola. È l’unico modo che ha per non piangere.
Con le mani sta riempiendo il suo corpo di ovatta bianca, presa da un orsacchiotto squarciato ai suoi piedi. Se ne imbottisce il seno. Si costruisce la “taglia giusta”. La pelle è liscia, gommata. Non ha pori, non ha storia, non ha cicatrici. È la pelle che la società accetta: quella da Barbie. Ma il corpo è reale, in carne, in sovrappeso. E qui scatta l’ammonimento. La pittura ti mette davanti un’ossimoro: una Barbie XL. Un giocattolo che non può esistere, quindi lei lo crea. A pezzi, l’orsacchiotto sventrato a terra non è casuale. È l’infanzia che viene uccisa per far posto al corpo “da adulta” che il mondo pretende. Lei si prende la sua imbottitura e se la infila addosso. Sdrammatizza. Trasforma la violenza del giudizio in una farsa domestica.
Lo specchio riflette la schiena. Non mostra il suo viso vero, ma solo il gesto. Perché il problema non è come si vede lei. È come la costringiamo a vedersi.


Opera splendida, complimenti.