
Quest’opera che è una metafora visiva potentissima, un manifesto di rinascita interiore. La donna che emerge dalla crisalide non è una semplice trasformazione biologica, ma un risveglio spirituale, un “ritorno a sé” dopo anni di compressione, di adattamento, di silenzio. La Crisalide è letteralmente incastonata nel tetto di una casa – simbolo della famiglia, della stabilità, del “dovere” – non si tratta di fuggire, ma di “riconquistare” lo spazio dentro ciò che l’ha contenuta. Le radici che spaccano i muri non sono distruttrici sono “liberatrici”. Mostrano che la vera stabilità non è quella che imprigiona, ma quella che sostiene una crescita autentica. La casa non crolla: si “rinnova”. Le crepe non sono rovine, ma porte aperte verso la luce. E poi le ali – chiare, quasi trasparenti – che si aprono come petali al mattino. Non sono ali da fuga, ma da volo consapevole. La donna non abbandona la sua vita la “ricrea”. Con la sua tecnica mista, acrilici e pastelli ad olio, da morbidezza alla crisalide, con un rosso o un marrone profondo per le radici, e un bianco/azzurro celeste per le ali – crea un contrasto che fa respirare l’anima. La composizione guida l’occhio dal basso (radici) verso l’alto (ali), come un flusso di energia che sale. È una dichiarazione d’intenti: “posso essere madre, moglie, figlia… eppure essere anche me stessa”.
